GIOVANNI
BOCCACCIO
Introduzione e vita dell’autore
Nonostante la lirica, per tutto il 1200, avesse assunto una grande
importanza culturale, non per questo dobbiamo ignorare il fatto che,
parallelamente alla lirica, si era sviluppato un filone di studi e di
opere in prosa, che erano piuttosto conosciute e che per loro stessa
natura, a partire dal 1200 e nel corso di tutto il 1300, aumentarono
il loro prestigio e la loro importanza (la novella, un genere molto
antico, era scesa in secondo piano perché la cultura italiana,
nel 1200, era più legata alla Francia e quindi alla poesia; tuttavia
nel trecento la novella si riprende per la presenza di un imponente
ceto medio, che apprezza tale genere letterario in quanto esso rispecchia
la realtà). Ecco perché la vita di Boccaccio diventa importante per capire
questo genere. Egli nasce nel 1313, probabilmente a Certaldo (SI); figlio
illegittimo di un mercante, Boccaccino da Chellino, si divertì
a far circolare storielle sulle sue misteriose origini. Giovanni è
inserito nel mondo delle banche dal padre Boccaccino e diventa banchiere.
Dal 1327 al 1340 vive a Napoli perché si trova a lavorare nel
banco dei Bardi, a contatto con il pubblico. Gli capita di entrare in
contatto con miriadi di persone appartenenti a diverse classi sociali
e scopre le caratteristiche della classe medio-borghese (c’era
movimento nelle banche, dovuto alla classe mercantile). Il fatto di frequentare allo stesso tempo persone appartenenti agli
strati più bassi della società ed i maggiori esponenti
delle famiglie nobili, costituisce un elemento fondamentale per la sua
formazione culturale: entrare in contatto con esponenti della corte
angioina gli permette di fare conoscenze importanti e di coltivare studi
letterari (Giovanni studia latino e greco). Comincia a scrivere in latino, ma subito si rende conto dell’importanza
che il volgare sta assumendo in questo periodo, complice la contemporanea
produzione dantesca.
Il Decameron
1) Struttura dell’opera
E’ una raccolta di cento novelle, inserite in una cornice narrativa.
Venne scritto probabilmente tra il 1348 e il 1353. L’autore racconta
di come, durante la peste terribile del 1348, questa brigata di sette
ragazze e tre ragazzi di elevata condizione sociale, decide di cercare
scampo dal contagio del morbo, ma anche dalla dissoluzione morale e
sociale della vita cittadina, ritirandosi in un casale di campagna e
quindi, da un punto di vista metaforico, un ripudio della città
(come nei Promessi sposi nell’assalto al forno delle grucce e
quando Don Rodrigo, colpito dalla peste, viene abbandonato dal fedele
bravo). Questi giovani trascorrono il loro tempo tra banchetti, balli
e giochi e, per occupare piacevolmente le ore più torride, decidono
di raccontarsi ogni giorno una novella. Quotidianamente viene eletto
dalla brigata un “re”, cui spetta il compito di designare
un tema che viene affidato ai narratori. Ad uno di questi narratori,
Dioneo, viene concesso di non rispettare il tema generale. Due giornate (la prima e la nona) sono lasciate a tema libero. Nell’introduzione
ad ogni giornata, viene descritta la vita gioiosa e idillica (paradisiaca)
della brigata, in cui non ci sono avvenimenti particolari e tutto si
svolge secondo un rituale. Tra novella e novella c’è un commento degli ascoltatori
e ogni giornata è siglata da una conclusione in cui viene inserita
una ballata, cantata a turno da uno dei giovani. Bisogna chiarire che questi novellatori non sono delineati nel dettaglio,
cioè non hanno caratteri e psicologia definita, tranne forse
Dioneo. Inoltre i loro nomi richiamano anche alcuni personaggi delle
altre opere di Boccaccio (Fiammetta, Filostrato, Filopolo), oppure veri
e propri personaggi letterari e mitologici [Elissa (Didone), Lauretta
(da un’opera di Petrarca), Dioneo (Venere)].
Questi racconti occupano dieci giorni, tranne il sabato e la domenica.
Da qui scaturisce il titolo dell’opera: deca = dieci; emeron =
giorno. Il titolo riflette l’interesse di Boccaccio per il greco.
2) Il proemio e le dichiarazioni di poetica dell’autore
Il libro si apre con un proemio di fondamentale importanza perché
contiene gli argomenti trattati nell’opera. L’autore intende
giustificare il proprio libro e dice che lui ha il proposito di giovare
a coloro che sono afflitti dalle pene d’amore, dilettandoli e
dando loro utili consigli. Le donne sono più inclini a queste pene amorose e pertanto l’opera
è rivolta a tutte quelle donne “che amano”, dove
l’amore è inteso come simbolo di “nobile sentire”,
riprendendo il concetto dell’amore in ambito cortese e in quello
stilnovistico. Sempre nel proemio Boccaccio spiega di volersi rivolgere alle donne
“per rimediare al peccato della fortuna”, cioè le
donne, secondo l’autore, non possiedono la capacità di
trovare distrazioni alle pene d’amore, perché non hanno
passione per la caccia e non hanno la possibilità di giocare
(ad es. a carte) e, più in generale, di divertirsi come gli uomini:
pertanto c’è questa volontà di porre un rimedio
a questa situazione sociale. Un altro punto fondamentale è il peso che nell’opera ha
il tema amoroso (non a caso tutte le novelle dell’opera affrontano
questa tematica) e sono opere licenziose (trasgressive), dove la sensualità
è viene messa in risalto e ciò suscita diverse critiche.
In alcune introduzioni (quarta giornata e nella conclusione), Boccaccio
affronta il problema di queste critiche, rivendicando la letteratura
libera (“Eros è espressione naturale dell’uomo che
non può essere repressa”).
3) La peste e la cornice
L’opera comincia con una descrizione della peste che devasta
Firenze ed è molto interessante, in quanto è animata dall’esperienza
diretta di Boccaccio, che prova disgusto, misto all’angoscia per
il disgregarsi della morale, anche perché egli era molto sensibile
al buon gusto, alla bellezza estetica, in quanto aveva frequentato ambiente
nobiliari. L’iniziativa dei giovani ha proprio l’obiettivo di contrastare
questo degrado: la brigata ha la “missione” di ricostituire
l’integrità della società attraverso l’allontanamento
dalla città e l’arte di vivere in modo raffinato e gaudente:
così Boccaccio traccia il suo modello del “come vivere”. Tutte queste tematiche e la concezione simmetrica, organizzata per
giornate, costituiscono la cornice del Decameron, in quanto nella concezione
dell’opera è contenuto l’ideale signorile elevato
e classico di Boccaccio della ricerca dell’armonia, dell’equilibrio
e del piacere. La cornice costituisce lo sfondo idilliaco e un esempio
massimo dell’otium (momento produttivo di lettura, in cui la mente
si nutre di cultura) e del negotium, esaltando così il modello
di vita di stampo classico. Nella struttura del Decameron Boccaccio contrappone lo sfondo idilliaco
alla drammatica esperienza della peste.
4) La novella di Andreuccio da Perugia
La novella è incentrata su un personaggio che deve affrontare
una serie di prove, per poi arrivare a uscire indenne, addirittura vincitore. Secondo alcuni critici in questa novella c’è il tema della
sfortuna ed insieme il tema dell’occasione di risollevarsi (e
quindi caduta e risalita di una persona). Tutto ciò rispecchia
la società medio borghese, mercantile, dove le insidie sono molteplici
e in agguato costante, però Andreuccio trova una via di scampo,
che da una parte è offerta dal caso, dalle circostanza; dall’altra
è frutto dell’intraprendenza personale. Queste due possibilità
di risalita non sono slegate tra loro, ma si intersecano fortemente,
nel senso che sono la sorte e le circostanze a svegliare Andreuccio. Colpisce l’idea che la sorte va colta e insieme, che bisogna
“metterci del proprio”, per tirare fuori delle doti “dormienti”.
C’è inoltre l’idea che si può giocare sopra
la sfortuna. La narrazione è onnisciente, anche se il punto di vista è
quello di Andreuccio; inoltre l’autore decide di non descrivere
l’ambiente per evidenziare l’azione e il carattere dei personaggi
coinvolti nella vicenda.
5) Lo stalliere del re Agilulfo
La novella è ambientata presso la corte dei Longobardi nell’VIII
sec. d.C. Il protagonista è uno stalliere di umilissime origini,
ma di grande nobiltà d’animo ed è astuto ed assennato.
Egli è innamorato della regina (un sogno irrealizzabile) ed è
fortemente spinto dall’ambizione sociale. Lo stalliere, in questa
novella, si traveste da re e passa una notte al fianco della regina.
Tuttavia il re se ne accorge e, dopo essere riuscito a catturare il
“sosia”, se ne va a letto sicuro, per essere riuscito a
tagliargli i capelli, in modo da poterlo riconoscere l’indomani
alla luce del sole. Lo stalliere, astuto, rasa la testa a tutti i servi
per non essere smascherato, ma a questo punto diventa importante la
reazione del re.
6) Tancredi e Ghismunda
Si tratta di una novella molto importante perché è una
delle prime in cui l’elemento comico e realistico non compare
e si ha un passaggio dal contesto borghese – mercantile al contesto
aristocratico, nobiliare. Al posto dell’elemento comico –
realistico viene affrontata una tematica drammatica. Infatti tutta la
novella poggia sul tema dell’amore contrastato, dove è
presente nelle relazioni fra i personaggi lo schema triangolare amante-oggetto
amato-antagonista.
Qui è presente tuttavia un elemento nuovo rispetto allo schema
classico: l’amante non è più l’uomo ma è
la donna, che quindi riveste un ruolo attivo: è lei che prende
l’iniziativa, che sceglie l’uomo e che mette in atto tutti
i vati accorgimenti, affinché l’amore rimanga nascosto.
Secondo alcuni critici Guiscardo è un’appendice di Ghismunda,
cioè la sua funzione è compresa in quella di Ghismunda,
che quindi diventa il primo modello di eroina boccaccesca. Ghismunda
è una persona magnanima, aperta, intelligente e astuta nell’architettare
i piani e decisa nell’agire. E’ una persona che sa conservare
la propria dignità, cioè lei non si umilia, non si dispera
in modo patetico nelle disgrazie. E’ inoltre una buona oratrice
e si deve scontrare con la fortuna perché è il caso che
le fa scoprire il suo amore. Ma l’antagonista vero e proprio è
il padre. Egli è un personaggio complesso, perché ama
tantissimo sua figlia e questo amore si trasforma in crudeltà
quando compare un concorrente come Guiscardo. Per questo motivo l’affetto
paterno di Tancredi presenta caratteristiche ambigue. Tancredi inoltre
è ipocrita nei suoi ragionamenti, mentre Ghismunda è cristallina.
Tancredi inoltre, pur essendo di origini nobili non ha dignità.
Ghismunda, oltre ad essere un’eroina, ha di straordinario il tipo
di ragionamento che fa “per tagliare la testa al toro”,
o meglio al padre. Il suo è un amore intellettuale, platonico
(ideale, estraneo alla realtà) e lei rivendica il fatto che risponde
a qualcosa di naturale: Boccaccio conserva da Dante l’amore nobile,
compiendo tuttavia un passo maggiore in quanto procede da un amore intellettuale
a un amore terreno, riguardante cioè il corpo e i sensi. E’
da notare inoltre la questione delle reliquie, una pratica molto diffusa
nel Medioevo: era infatti una consuetudine cercare di conservare qualcosa
di tangibile. Tale concetto deriva dall’ambito religioso in quanto
alle reliquie venivano attribuite dei poteri magici e miracolistici
e per questo motivo erano molto ricercate.
7) Elisabetta da Messina
Si tratta di una novella della quarta giornata che richiama per struttura
la novella di Ghismunda. Anche qui è possibile notare un triangolo:
la donna che ama, l’amante e l’antagonista, il cui ruolo
in questa novella è ricoperto dai fratelli di Elisabetta. Un
altro filo conduttore con la novella di Ghismunda è il sentimento
di amore integro, che rimane tale nonostante le difficoltà e
la tragica fine dei protagonisti. Tuttavia vi sono anche delle divergenze:
infatti, mentre la novella di Ghismunda ha per protagonista una donna
eroina che difende i propri diritti d’amore, al contrario la novella
di Elisabetta vede per protagonista una donna che non ha alcun desiderio
di rivolta e la sua risposta all’oppressione familiare è
quella dell’accettazione silenziosa della situazione; tale rassegnazione
sfocia in lacrime e pianti, che diventano sfogo d’amore (con il
pianto Elisabetta rimane legato all’amato); colpisce il fatto
che Elisabetta prima va a prendersi la testa dell’amato ucciso
e poi la bagna con il suo pianto: da qui (alla fine della novella) deriva
un tema, presente anche nella novella di Ghismunda: l’attaccamento
alla reliquia dell’amato (Ghismunda – cuore; Elisabetta
– testa).
8) Nastagio degli Onesti
Questa è una novella importante, in cui sono contenute citazioni
culturali, come per es. a Jacopo Passavanti; la novella è intrecciata
con uno dei temi del XIII canto dell’Inferno della Divina Commedia
di Dante, non tanto con Pier delle Vigne, ma con la scena di caccia
che chiude il canto, in cui degli scialacquatori sono inseguiti da delle
arpie affamate: l’aggancio consiste proprio nel tema della caccia
infernale. Boccaccio rovescia completamente questo tema che all’epoca
era un topos (modello) ricorrente, cambiandone il senso: qui infatti
c’è una donna inseguita da un cavaliere, che è punita
perché non ha mai amato. Nella novella c’è un taglio
surreale e viene sfruttato un motivo topos della letteratura con riferimento
ad autori precedenti o vicini a lui. C’è la volontà
di colpire e di stravolgere per non scivolare nel classico, nonostante
si ispiri ad esso. Il fatto che egoisticamente la donna si interessi
a Nastagio contribuisce a mantenere l’effetto comico della cornice.
9) Chichibio e la gru
In questa novella i personaggi sono esaltati attraverso le qualità
umane, che non sono mai disgiunte dal caso. Inoltre, più che
l’industria, si sottolinea l’arguzia, l’istinto che
caratterizza Chichibio; vi è un’esaltazione del rischio,
ancora una volta tipico del mercante. L’individuo è in
balia delle circostanze che lo portano a confrontarsi con la situazione:
il caso determina il relativismo etico, per cui emerge l’assenza
di una gerarchia fissa di valori; non c’è infatti un assoluto
codice comportamentale ma i valori variano e si adattano alle circostanze.
Manca inoltre un conclusivo giudizio morale, in quanto Boccaccio fa
emergere ironicamente pregi e difetti dei personaggi.
10) Frate Cipolla & Calandrino e l’elitropia
1- Si gioca sul tema della crudeltà sfruttata dagli ecclesiastici
per prelevare soldi mostrando false reliquie; c’è una critica
alla chiesa ma soprattutto alla massa di fedeli. I giochi di San Lorenzo
hanno la virtù di salvare dal fuoco: chi si farà toccare
la croce con essi, vivrà sicuro che “fuoco non cocerà
che non si senta”.
2- Calandrino pur essendo attirato dall’idea di arricchirsi non
ha l’intraprendenza e l’abilità che contraddistingue
il mercante.
CONCLUSIONI
Giovanni Boccaccio è un autore straordinario per il fatto che
è moderno nel suo modo di rapportarsi con l’uomo. Egli
è spudorato e coraggioso nell’affrontare tutti questi temi.
L’ironia è la sua “arma principale”, anche
se lui è una persona seria. |
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